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LEGGENDE
12/Feb/09

Il popolo del campetto

All'ora in cui il sole comincia ad avere un po' di pietà per il popolo dei villeggianti e la maggior parte di questi va a meritarsi il refrigerio del tardo pomeriggio, ecco comparire, a schiere, il popolo del "playground" o anche del "campetto all'aperto" o, più semplicemente, "campetto". Lo sport in questione è ovviamente il basket e lo si può arguire dalla tenuta variopinta.... Leggi tutta la storia.

Autore: Gianluca Brasini.


27/Genn/08

Il playground

Che cos'è il Playground? Qualcuno potrebbe mettere subito le mani avanti e dire "non so l'inglese"; qualcun'altro invece drizzerebbe le orecchie e direbbe che è il classico campetto di strada, due canestri sgangherati, un campo di cemento neanche di dimensioni regolari e le linee che si vedono a malapena... non esiste copertura, si gioca all'aperto, con sole, pioggia, neve o nuvolo, caldo o freddo, ma proprio qui è il bello... il classico campetto di quartiere è una specie di seconda palestra, li migliori te stesso, sei il coach di te stesso, sei tu che ti comandi e decidi cosa fare, non hai nessun vecchio che ti urla da bordo campo cosa devi fare, che ti rimprovera se fai un tiro difficile... Leggi tutta la storia.

Autore: T-n-a-o-b.


26/Nov/07

Prosvetni Dom

La leggenda del Prosvetni Dom (in sloveno sarebbe Casa dell'Illuminismo) campo e dei giocatori di centro Opicina(chiamata Villa Opicina in nome di una villa abbandonata e trascurata da ormai troppo tempo)vicino Trieste sono leggende invisibili.I giocatori,per quanto fenomenali,se non sono andati a giocare in serie A, come alcuni su questo campo,non si tolgono via la fama di perdente.Non c'è un concetto di leggenda come avviene p.e. a Milano o Bologna, come ad Harlem neanche parlare....Neanch'io avevo questo concetto,seppur come altri cestisti sapevo che la pallacanestro,perlomeno i fondamentali,si impara al campetto.Poi Luca Tesan,Walker Tesan Ranger,scrivendo la leggenda su di me ha cambiato molte tendenze...   Leggi tutta la storia.

Autore: Pavel Berdon.


14/Ott/04

Bronco, storica leggenda del San Luigi

Come ogni fenomeno parastatale che si rispetti, non si può non ricordare la figura mitologica di Bronco.
Poche persone ricordano questo personaggio mitologico al campetto in quanto si parla dei tempi in cui ci si consumava le scarpe all'orfanotrofio di San Luigi e il nuovo campo non esisteva ancora.
Vi dico solo che Bronco non era il cognome, ma era il suo soprannome. Il nomignolo (e la leggenda) nasceva(no) dal fatto che fumava talmente tanto che riusciva a emattere fumo dalla bocca solo comprimendo i polmoni. Nonostate le incrostazioni pneumologiche di nicotina (e altro), in fondo era un buon giocatore con un discreto tiro e con la finta più finta dell'universo ovvero la "finta di collo". Mitica la volta in cui si rifiutò di andare alla preghiera delle 15:00. Venne picchiato e bandito dall'oratorio dal prete.
Ora nessuno sa dove questo mitico personaggio sia, ma vi prego... Non dimentichiamolo!!!

Autore: Manga.


14/Ott/04

La maglietta di Picci

Era un pomeriggio estivo e come al solito eravamo al campetto a giocare durante il periodo di vacanza.
Pochi giorni prima assistemmo ad un concerto dei Metallica a Milano e Picci si era comprato una bella magliettina pacchiana a soli 15.000 delle vecchie Lire.
La partita però si fece maschia e in pochi minuti Picci si trovò con la maglietta nuova che sembrava quella di Hulk Hogan dopo un incontro di Wrestling.
Il povero Picci continuò a giocare comunque nonostante la "tremenda disgrazia".

Autore: Manga.


14/Ott/04

Partita al mille

Era una estate di circa 13 anni fa e si passava l'intera stagione a giocare al San Luigi. Per movimentare le calde giornate e prendendo spunto dalla prima edizione della "24 ore di calcetto" di Busto Arsizio si decise di giocare per 12 ore consecutive (solo per una limitata illuminazione, altrimenti si sarebbe continuato per 24h).
Fu così che un bel sabato ci trovammo al campetto alle 8:00 di mattina con l'intenzione di giocare fino alle 8:00 di sera. Alcune persone tra quelle che avevano dato il loro consenso non si presentarono: rimanemmo in 14. Fatte due squadre da 7, iniziammo a giocare con semplici regole: ogni ora i due giocatori rimasti fuori davono il cambio a due giocatori in campo.
Il ritmo era elevato e la media punti era di circa 100 all'ora. Arrivati alle 18:00, a causa della stanchezza e ad impegni personali, non si riusci a rimanere 5 vs 5 per altre due ore. Visto il risultato di 1001 a 1001 si decise di comune accordo di terminare quella epica impresa.
Ricordo alcuni partecipanti alla storica partita: Manga, Picci (detentore del record punti con circa 300), Casta, Colla (dententore del minutaggio... d'altronde non esce mai :), Paolino Tosi, Gigi Abenante. Se mi fossi dimenticato qualcuno, segnalatelo a Staff.

Autore: Manga.


14/Ott/04

Io, Picci, Zocchino e La Donna

A molti neofiti del campetto potrebbe essere capitato di sentire questa storica frase mentre si cerca di comporre le squadre e ci sono attimi di incertezza.
Tutti ben sapete che sul campo di gioco Colla ha quasi sempre diritto di veto sulle squadre, ha le sue preferenze e non nasconde il suo desiderio di vincere sempre. Per una estate intera, ogni volta che ne ebbe la possibilità, pronunciò la mitica frase che apre questa leggenda.
Ma chi è "La Donna"? La donna in questione era ed è la nostra amata Micól, che hai tempi non accompagnava David, ma era "la donna" di Colla.

Autore: Manga.


14/Ott/04

Partita natalizia

Correva l'anno 1991, era Dicembre, precisamente l'antivigilia di Natale. Pensammo bene di organizzare una partitella natalizia al campetto.
Erano più o meno le 10:00 di mattina, faceva feddro, ma non ci importava: volevamo solo giocare. Appena fatte le squadre iniziarono a scendere dal cielo dei teneri fiocchi di neve che ci accompagnarono per tutta la partita.
Nonostante il freddo pungente e la neve sempre più insistente, continuammo l'incontro in pantaloncini e maglietta. Dopo un'ora e mezza abbondante, alcuni addirittura si misero a dorso nudo per festeggiare la vittoria.
Sulla strada di casa, guardammo il campo coperto di bianco, tutto segnato dalle nostre traiettorie verso canestro.

Autore: Manga.


14/Ott/04

Pavel Berdon

La leggenda che stramerita di essere nominata è Pavel Berdon, giocatore sloveno di Villa Opicina (vicino Trieste). In una realtà dove il basket al campo aperto è sbeffeggiato e non considerato, il ventiduenne risponde (oltre che a parole) con delle suonate micidiali. È stata forse questa superiorità cosí netta che gli ha impedito di diventare un giocatore professionista. Non è stato certamente il suo talento, neanche la sua malattia ad impedirlo. Sono state le invidie degli allenatori, di chi sta dietro, ad impedirlo. Una cosa non gli sarà mai tolta: lui è una vera Leggenda del Playground, che più vera non si può.
Poco prima di compiere 9 anni, una zecca ha segnato il suo destino. Gli ha procurato una meningite che lo ha colpito principalmente la zona destra del cervello, mentre la sinistra è stata colpita in misura minore. Ora ha la testa stanca che gira, dolori vari, mal di stomaco. Il suo corpo ha un ritmo limitato, spesso il polmone sinistro gli tira quello destro e gli fa male, l'occhio sinistro vede in ritardo.
Sotto il consiglio dei medici non deve assolutamente praticare sport!!! Ma Pavel è una forza della natura... mi correggo, una forza del soprannaturale. A 11 anni prende in mano la palla, ma la sua vera attività cestistica (secondo le sue parole) inizia neanche quattordicenne nel campetto di Opicina, all'epoca pieno e non il deserto di oggi.  Leggi tutta la storia

Autore: Walker Ranger.


26/Set/04

Good Jesus

Parlare di leggende al Buon Gesù è un pò come sparare sulla croce rossa: il campo stesso è LA leggenda. Si può dire che tutto è iniziato da lì.
Solo a chi ha avuto la fortuna di giocarci può capire, solo chi ha collaborato alla segnatura del campo, che ha fatto il bagno nella piscinetta gonfiabile (insieme a Carlo e il pesce margherita), che si è rifocillato con le pizza dell'Albertino e dissetado con le bottiglie di thé ghiacciato alla menta (solo per i vincitori), che ha aspettato ore e ore il turno per giocare, che ha almeno una volta litigato con Frigoli, che ha giocato sotto le interperie (pioggia o neve che sia), che ha visto Carlo inventare il tiro Margherita, che ha tracciato la riga da tre punti a mano con un sasso e con il sangue delle proprie dita... ecco, chi ha provato queste cose può percepire la straordianaria atmosfera intorno a questo campo.
Qualche nome: David, Gero, Ciro, Save, Zac e Zac, Aldo, Jimmy, Carlo, Gippo, Il Rosso e molti altri. Gente che conosce bene la prima regola fondamentale: mai nominare il Good Jesus invano. In questo campo sono nati i giocatori che contano veramente e insieme a loro tutte le leggende che riguardano il campo. Un sacco di persone mai più viste al di fuori del GJ... forse neppure esistite al di fuori di questo playground.

Una delle più grandi leggende sono le sfide a tap-in al 1000 (sì, si legge mille). Si partiva in bici alle 14:00 da Fagnano Olona. Le partite iniziavano alle 14:30 (temperature prossime agli 80°C) e finivano verso le 16:30-17:00. Si rincasava solo se si riusciva a sopravvivere al caldo e ai malavitosi che erano appostati tra i boschi di Fagnano Olona sulla strada del ritorno.

Si dice che dopo otto ore di one-o-one continuato, l'ombra del tabellone si trasformi e si possa vedere un giocatore che sta schiacciando CON L'AUREOLA IN TESTA.

Aggiornamento agosto 2006: purtroppo ora è stato tolto il canestro dal campetto e non si sa se e quando verrà rimesso.


26/Set/04

Teo Pozzi al San Luigi

Era un caldissimo sabato d'agosto, sul cemento rovente di San Luigi, le suole delle scarpe stavano filando e fondendo come le Sottilette (formaggio fuso). Sul campo 1 si stava disputando un "3 vs 3" che non aveva niente da dire. Come cornice a bordo campo alcuni reduci da un infenale partita stavano tentando di riprendere fiato e il lume della ragione mentre il sole li stava cuocendo come delle uova all'occhio di bue.
Mentre si scambiavano le solite quattro fesserie, l'occhio cadeva su quello che stava accadendo sul campo 1: Meneguzzi (l'orco) dominava come al solito sotto canesto e faceva vedere i sorci verdi al povero Teo Pozzi sbattachiandolo a destra e a manca.
Ormai l'incontro aveva decretato il terzetto vincitore, si aspettava solamente di arriavare a quel maledetto 31esimo punto, che permette di concludere le ostilità e di immergere la testa sotto uno scroscio d'acqua fredda per alleviare la calura e la stanchezza.
All'improvviso, da un tiro da tre finito sul secondo ferro e schizzato verso l'alto, si vede un mucchio di pelle e ossa alto 1,90 che supera in elevazione Meneguzzi e deposita la palla all'interno del canestro con una schiacciata stupefacente che aveva prodotto un rumore assortante che aveva costretto tutti i ragazzi presenti al campetto a girarsi per vedere cosa diavolo avesse prodotto quel rumore. Nel vedere il Teo Pozzi attaccato al ferro tutti ci siamo chiesti se fosse vero quello che avevamo appena visto o se fosse stato il sole leonino d'agosto ad averci fatto uno scherzo.


20/Set/04

Marco Colla

Come è possibile non parlare di questo giocatore? Chi è passato almeno una volta per il Good Jesus ha certamente sentito parlare di questo personaggio.
Si narra che un pomeriggio come tanti, mentre si era a giocare al San Luigi, una figura è apparsa all'orizzonte. Era Colla, stranamente in pantaloni lunghi e camicia. Dopo 7.2 secondi da spettatore, Mr. Numero Uno non ha resistito e ha chiesto di giocare. Trascorsi precisamnete 3.9 secondi la sua camicia sembrava la fonte di San Pellegrino tanto grondava di sudore. Fin qui nulla di strano (o quasi), se dopo un paio d'ore non fosse stato avvistato in giro per il centro di Busto Arsizio (era un sabato intorno alle 17:00) in pantaloncini, e tutti sanno quanto corti, e canotta da basket.

Altri raccontano che da giovane ha militato diverse stagioni in serie A1 nel Varese. E dopo essersi ritirato dal mondo professionistico, si è dedicato ai giovani. Ormai famosa la sua "Colla University".

 

 

Da Ago2004
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